Il “MIO” JUKE BOX: Storia Meccanica Foto Video.

Jukebox Seeburg anni ’60, perfettamente funzionante a moneta!  

Il jukebox, o juke-box è un apparecchio da installazione pubblica che riproduce brani musicali in modo automatico in seguito all’introduzione di una moneta al suo interno e alla scelta della canzone da parte dell’ascoltatore. Il termine juke-box iniziò a essere usato negli Stati Uniti negli anni trenta; esso deriva da juke-joint, che indicava un bar in cui si balla; era anche in uso, nello stesso periodo, juke-bands, per indicare i gruppi musicali che vi si esibivano. Il jukebox è di solito composto da un armadio diviso orizzontalmente in due ripiani, dei quali il superiore ha solitamente una grossa lastra di plexiglas o vetro che mostra il meccanismo interno di dischi e di giradischi, in quella inferiore trova posto il controllo delle monete, la cassaforte e il sistema elettrico/elettronico di selezione.

Tecnologia

 

Il jukebox è una macchina che insieme al flipper ha segnato la storia dell’intrattenimento pubblico nei bar, ed è anche presente in moltissimi film e telefilm (Fonzie in Happy Days lo attivava con un pugno ben assestato) ed è uno dei simboli degli cinquanta negli Stati Uniti.

Funzionamento                                                      

  Il funzionamento è molto semplice: all’inserimento di una moneta valida come da impostazione, la macchina la deposita nella cassaforte e abilita la tastiera per la selezione dei brani.  Alla selezione di una canzone, solitamente tramite la digitazione di un codice numerico,

Tastiera e codici

il meccanismo a margherita contenente i dischi (posto nella parte superiore ) si muove finchè il disco selezionato si trova sotto il braccetto meccanico che lo sposta nel piatto del giradischi.

A questo punto ha inizio la riproduzione, ed a fine canzone il disco verrà riportato nel selettore a margherita.

Il video.

Storia , fonte wikipedia  : 

Wurlitzer, Seeburg, Rock-Ola e in misura minore Ami furono le grandi case americane che si diedero battaglia dal 1930 al 1960, anno in cui si affermò definitivamente il fenomeno degli shouter (urlatori, in Italia), per conquistare il mercato statunitense dell’apparecchiatura per fare musica. Una battaglia senza esclusione di colpi, vinta o talvolta persa dalla decisione del costruttore di permettere la selezione di un disco in più, o dal gusto di un designer che sistemava al posto giusto una cromatura. Nel 1933, appena superato il periodo della grande depressione seguita alla crisi del ’29, la Wurlitzer presentò il suo primo apparecchio. Anche la Wurlitzer, così come la Rock-Ola, costruiva pianoforti automatici, funzionanti a moneta; la grande diffusione che ebbe in quegli anni la Radio, mise in crisi questo settore. I pianoforti a gettone, un tempo troneggianti e richiestissimi in tutti i luoghi di ritrovo, vennero rapidamente accantonati a favore del nuovo, stupefacente “compagno sonoro”. Le grandi case dovettero difendere i loro prodotti; un apparecchio capace di permettere la selezione tra vari dischi, sembrò una scelta vincente. In pochi anni, il mercato fu invaso anche dagli altri due colossi del settore, la Seeburg e la Rock-Ola. Gli apparecchi prodotti in questi anni avevano il mobile in legno, e permettevano di selezionare un massimo di 12 dischi tutti rigorosamente a 78 giri. I dischi erano disposti in una pila verticale dalla quale di volta in volta venivano estratti e suonati. La Seeburg fu la prima, nel 1938, a produrre un jukebox decorato con le ormai famose materie plastiche illuminate. Il modello spopolò e la concorrenza non tardò ad imitare queste rifiniture che rendevano l’apparecchio più vistoso, ossia più appetibile, e consentivano un aumento delle vendite . Gli apparecchi ritirati dalle città venivano “passati” ai locali di campagna e in seguito ritirati e demoliti a colpi d’ascia anche se erano tutt’altro che da buttare. I designer proponevano apparecchi dalle forme sempre più accattivanti; nel 1940 fu realizzato, per la prima volta, un jukebox la cui sommità invece di essere squadrata era ad arco. Nell’immediato dopoguerra fu portata a compimento la più grande campagna pubblicitaria mai ideata per una macchina a moneta. Per la prima volta un jukebox venne pubblicizzato non solo agli operatori del settore, ma al grande pubblico. Sempre nel periodo bellico divenne impossibile importare dai paesi asiatici la lacca  con la quale si costruivano i vecchi dischi a 78 giri. Lo sforzo fatto dai ricercatori in questo periodo portò in breve tempo alla scoperta del vinile, sul quale, grazie al microsolco, poteva essere incisa un’intera canzone su di un disco di formato inferiore, che veniva fatto girare a 45 giri con una maggiore fedeltà di suono. Nel 1948 la Seeburg, sempre all’avanguardia per la tecnologia, aveva presentato il modello M100A, che consentiva la scelta tra 100 dischi contro i 24 dei jukebox convenzionali. Fu un duro colpo per la Wurlitzer e per le altre marche concorrenti, che faticarono non poco per realizzare un prodotto competitivo. Come se non bastasse, in pochi mesi la Seeburg produsse M100B che utilizzava 50 dischi da 45 giri incisi su entrambi i lati. Il primo modello della Wurlitzer in grado di contrastare il predominio dei nuovi Seeburg venne commercializzato a partire dal 1952, con tre anni di ritardo.

http://www.jukebox-world.de/Forum/Archiv/Seeburg/SeeburgMarauder.htm