E’ un film del 1992 che solo di recente erroneamente e sfortunatamente ho visto. Ambientato nel Montana tra il 1910 e il 1925, ricalca fedelmente il libro autobiografico di Norman Maclean.

E’ la storia del rapporto tra due fratelli, Norman il più grande e Paul, con un padre severo pastore presbiteriano che li educa nel culto di Dio, dell’onestà e della pesca con la mosca.
I due fratelli sono diversi: uno è serio, studioso e timido e finirà per laurearsi, l’altro bello spavaldo e sregolato diventerà giornalista; ce ne è per tutti per immedesimarsi.
Norman amerà una sola donna, Paul più e di più.
Nello svolgersi della loro vita, cadenzata dallo scorrere del fiume, che spesso li allontana ma che la pesca riavvicina,Norman scopre e comprende le difficoltà caratteriali del fratello e cerca di aiutarlo tra un alternarsi di litigi, lunghi silenzi e lanci d’esca; con tutto ciò che questi significano : pazienza, attenzione, azione,forza, rapidità, successo, fallimento: come nella vita.
Finchè un giorno di pesca magica, insieme al fratello Norman ed al padre, Paul il predestinato tira su la trota più grande mai presa: un momento lirico poetico dove si sintetizzano e si esaltano tutti i significati i sentimenti, le passioni le gioie e le sofferenze di una famiglia, in cui forse anzi certamente manca il ruolo femminile. Una presenza femminile sostituita dalla fonte di vita chè è l’acqua, il fiume.
Norman cercherà fino alla vecchiaia di imitare nel movimento del braccio del gomito il lancio di Paul, e questo imitare sarà solo un modo per tenerlo sempre vicino e dentro di sé.
La musica da un lato, la voce guida fuori campo di Cesare Barbetti, nonché la fotografia di Philippe Rousselot, vincitrice dell’Oscar, completano quest’opera cinematografica da conservare gelosamente e consigliare sottovoce, come si fa con tutte le cose dolci e belle.
Un grande Robert Redford, regista di atmosfere e personaggi, e una giovane faccia, quella di Brad Pitt, da incorniciare.