Come ci racconta Silvio Negro, in un bellissimo libro degli anni sessanta, la città è fantastica, la più ricca di arte storia e sorprendenti curiosità; mentre come ci descrive Alessandro Riario Sforza in un altro testo del ’71, è anche una città di luoghi magici.

Ma di tutto ciò parleremo in un altro momento dove andremo alla scoperta o meglio alla riscoperta di luoghi, angoli dimenticati o forse cancellati dal tempo e dagli eventi, cioè da noi stessi che la viviamo e la trasformiamo.

In pianta vedete tutti i municipi della città: per un raggio di circa 10km dal Colosseo credo di aver girato Roma per decenni a piedi, con bus e auto in lungo e largo, ed ognuno non può che farlo da sé per conoscerla, perché Roma non si può raccontare, mai . Di averne così scoperto le bellezze, famose e non, illuminate e colorate dal sole romano qualunque fosse la stagione. Suscitando in me orgoglio, meraviglia e passione.
Ora da anni giro per la città e non mi ci ritrovo, ma non perché è cambiato un senso di marcia o un palazzo ha cambiato tinta, ma soprattutto perché Roma la Roma che ho imparato a conoscere ad amare non c’è più, non ci sono più i romani, le tradizionali botteghe, le fontane e i giardini curati. Non voglio sembrare retorico perché l’evoluzione il progresso deve esserci, ma c’è un limite a tutto. Dico, almeno certi artigiani certi commercianti potevano e dovevano rimanere, essere protetti dalle istituzioni e dai cittadini stessi. Ecco appunto ma che cittadini siamo diventati. Siamo un agglomerato di persone confuse, isolate, indifferenti.
Giro per la città e faccio foto a qualche ”nasone” – come viene soprannominata la famosa fontanella romana – che ancora resiste al tempo ed al degrado, molti nasoni danneggiati e per di più in programma di essere chiusi anche per esigenze di risparmio dell’acqua: che tristezza!

In ogni “nasone” spesso è come rivedere proprio il romano: solitario, malmesso, sgocciolante o addirittura chiuso in sé stesso!
A chi la visita la prima volta fortunatamente Roma appare sempre bella, forse un po’ sporca ma sempre affascinante, è un’ impressione come si dice a prima vista: ma chi ci vive chi la vissuta negli anni sessanta fino a fine novanta tutto o quasi risulta invivibile o nella migliore delle ipotesi melanconico.
Solo l’innata ironia dei romani ci consente di sopportare questo declino.


Ora non basterà più una vita per riportarla a com’era, dovremo cambiare prima noi tutti che ci viviamo nativi e non , le istituzioni, e quindi anche chi verrà come ospite perché anche costui si adegua facilmente al malcostume dilagante. Ma ci vorranno tre vite, tre generazioni, sempre che queste comincino da subito ad osservare a capire, ad agire ed a rimboccarsi le maniche!